82) Duhem. Fisica e metafisica.
Pierre-Maurice Duhem (1861-1912), pur essendo profondamente
religioso e cattolico convinto, e quindi deciso a non negare il
valore della metafisica, si propone di tenere rigorosamente
distinte fra loro la metafisica e la scienza.

P.-F. Duhem, La thorie physique, son objet et sa structure [La
teoria fisica, il suo oggetto e la sua struttura] (1906).

La teoria fisica considerata come spiegazione. La prima domanda in
cui ci imbattiamo  questa: Quale  l'oggetto di una teoria
fisica? A questa domanda si sono date risposte diverse che possono
venire tutte ricondotte a due punti capitali:
Una teoria fisica, hanno risposto certi logici, ha per oggetto la
SPIEGAZIONE di un insieme di leggi stabilite sperimentalmente.
Una teoria fisica, hanno detto altri pensatori,  un sistema
astratto che ha per scopo di RIASSUMERE e di CLASSIFICARE
LOGICAMENTE un insieme di leggi sperimentali senza pretendere di
spiegare queste leggi.
Esamineremo successivamente queste due risposte e peseremo le
ragioni che abbiamo per ammettere o respingere ciascuna di esse.
Cominceremo dalla prima, quella che considera una teoria fisica
una spiegazione.
Che cos' anzitutto una spiegazione? Spiegare, explicare, al fine
di vedere questa realt nuda e faccia a faccia.
L'osservazione dei fenomeni fisici non ci pone in rapporto con la
realt che si nasconde sotto le apparenze sensibili, ma con queste
stesse apparenze sensibili, prese sotto una forma particolare e
concreta. Le leggi sperimentali non hanno pi per oggetto la
realt materiale, ma trattano queste stesse apparenze sensibili
prese,  vero, sotto forma astratta e generale. Spogliando,
strappando i veli di queste apparenze sensibili, la teoria va a
cercare, in esse e sotto di esse, ci che  realmente nei corpi.
Per esempio, certi strumenti a corda o a vento hanno prodotto dei
suoni che abbiamo ascoltato attentamente, che abbiamo sentito
rinforzarsi o affievolirsi, salire o scendere, sfumarsi in mille
modi, producendo in noi delle sensazioni uditive, delle emozioni
musicali, ecco dei fatti acustici.
La nostra intelligenza, secondo le leggi che presiedono al suo
funzionamento, ha fatto subire a queste sensazioni particolari e
concrete un'elaborazione che ci ha fornito delle nozioni generali
e astratte: intensit, altezza, ottava, accordo perfetto maggiore
o minore, timbro etc. Le leggi sperimentali dell'acustica hanno
per oggetto di enunciare dei rapporti fissi tra queste nozioni e
altre nozioni ugualmente astratte e generali. Una legge ci
insegna, per esempio, quale relazione esiste tra le dimensioni di
due corde di uno stesso metallo che danno due suoni di identica
altezza o due suoni ad un'ottava l'uno dall'altro.
Ma queste nozioni astratte, intensit di un suono, altezza,
timbro, rappresentano solo alla ragione i caratteri generali della
nostra percezione sonora; esse le fanno conoscere il suono quale
esso  rispetto a noi, non quale  in se stesso, nei corpi sonori.
Questa realt, di cui le nostre sensazioni sono solo l'esterno e
il velo, ce la faranno conoscere le teorie acustiche. Queste ci
insegneranno che dove le nostre percezioni affermano soltanto
l'apparenza che noi chiamiamo il suono, esiste in realt un
movimento periodico, piccolissimo e rapidissimo, che l'intensit e
l'altezza sono solo gli aspetti esterni dell'ampiezza e della
frequenza di questo movimento, che il timbro  la manifestazione
apparente della struttura reale di questo movimento, la sensazione
complessa che risulta dai movimenti pendolari diversi nei quali si
pu studiarlo minuziosamente; le teorie acustiche sono dunque
delle spiegazioni.
La spiegazione offerta dalle teorie acustiche delle leggi
sperimentali che reggono i fenomeni sonori raggiunge la certezza;
i movimenti ai quali esse attribuiscono tali fenomeni, esse
riescono, in un gran numero di casi, a farceli vedere con i nostri
occhi, a farceli toccare con dito.
Nella maggioranza dei casi, la teoria fisica non pu raggiungere
questo grado di perfezione, non pu darsi come una spiegazione
certa delle apparenze sensibili; la realt che essa proclama
risiedere sotto le apparenze non pu essere messa alla portata dei
nostri sensi. La teoria si accontenta allora di provare che tutte
le nostre percezioni si producono come se la realt fosse ci che
afferma; una teoria del genere  una spiegazione ipotetica.
Si prenda, per esempio, l'insieme dei fenomeni osservati dal senso
della vista; l'analisi razionale di tali fenomeni ci porta a
concepire certe nozioni astratte e generali come esprimenti i
caratteri che ritroviamo in ogni percezione luminosa: colore
semplice o complesso, brillantezza, etc. Le leggi sperimentali
dell'ottica ci fanno conoscere dei rapporti fissi tra queste
nozioni astratte e generali e altre nozioni analoghe. Una legge
collega per esempio l'intensit della luce gialla riflessa da una
lamina sottile allo spessore di questa lamina e all'angolo di
incidenza dei raggi che la illuminano.
La teoria vibratoria della luce d una spiegazione ipotetica di
queste leggi sperimentali. Essa suppone che tutti i corpi che
vediamo, che sentiamo, che pesiamo sono immersi in un mezzo
inaccessibile ai sensi e imponderabile, che chiama etere. A questo
etere essa attribuisce alcune propriet meccaniche; ammette
inoltre che ogni luce semplice  una piccolissima e rapidissima
vibrazione trasversale di questo etere, che la frequenza 
l'ampiezza di questa vibrazione caratterizzano il colore di questa
luce e la sua brillantezza ed essa prova, senza poter farci
percepire l'etere e senza metterci in grado di constatare de visu
il va-e-vieni della vibrazione luminosa, che i propri postulati
comporterebbero delle conseguenze interamente conformi alle leggi
che l'ottica sperimentale ci fornisce.

Secondo la precedente opinione, la fisica teorica  subordinata
alla metafisica. Se una teoria fisica  una spiegazione, essa non
raggiunge lo scopo fintanto che non scarta ogni apparenza
sensibile per afferrare la realt fisica. Per esempio, le ricerche
di Newton sulla dispersione della luce ci hanno insegnato a
decomporre la sensazione che una luce come quella emanata dal sole
ci fa provare. Esse ci hanno insegnato che questa luce 
complessa, che si risolve in un certo numero di luci pi semplici,
dotate, ciascuna, di un colore determinato e invariabile. Ma
queste luci semplici o monocromatiche sono delle rappresentazioni
astratte e generali di certe sensazioni, sono ancora delle
apparenze sensibili; abbiamo dissociato un'apparenza complicata in
altre apparenze pi semplici, ma non siamo pervenuti a delle
realt, non abbiamo dato una spiegazione degli effetti colorati,
non abbiamo costruito una teoria ottica.
In questo modo, per giudicare dunque se un insieme di proposizioni
costituisce o no una teoria fisica, dobbiamo esaminare se le
nozioni che collegano queste proposizioni esprimono sotto forma
astratta e generale gli elementi che realmente costituiscono le
cose materiali, oppure se queste nozioni rappresentano soltanto i
caratteri universali delle nostre percezioni.
Perch un esame di tal genere abbia un senso, perch ci si possa
proporre di svolgerlo, si deve prima di tutto considerare certa
questa affermazione: sotto le apparenze sensibili che le
sensazioni ci rivelano esiste una realt distinta da tali
apparenze.
Ammesso questo punto, senza il quale la ricerca di una spiegazione
fisica sarebbe inconcepibile, non  possibile dire di aver
raggiunto una simile spiegazione finch non si  data una risposta
a questa domanda: qual  la natura degli elementi che
costituiscono la realt materiale?.
Orbene, queste due domande:
Esiste una realt materiale distinta dalle apparenze sensibili?.
Di quale natura  fatta questa realt? non risultano affatto dal
metodo sperimentale: questo non conosce altro che delle apparenze
sensibili e non potrebbe scoprire nulla che vada al di l di esse.
La soluzione di questi interrogativi trascende i metodi di
osservazione di cui la fisica fa uso; essa  oggetto della
metafisica.
Pertanto, se le teorie fisiche hanno per oggetto la spiegazione
delle leggi sperimentali, la fisica teorica  una scienza
autonoma, ma  subordinata alla metafisica.

Secondo l'opinione precedente, il valore di una teoria fisica
dipende dal sistema metafisico che si adotta. Le proposizioni che
concorrono a comporre le scienze puramente matematiche sono al
massimo grado delle verit per consenso universale; la precisione
del linguaggio, il rigore delle procedure dimostrative, non danno
adito a nessuna durevole divergenza tra le concezioni dei diversi
geometri; attraverso i secoli, le dottrine si sviluppano con un
progresso continuo, senza che le nuove conquiste facciano perdere
nulla degli ambiti anteriormente acquisiti.
Non c' pensatore che non auguri alla scienza, che studia, un
corso pacifico e regolare quanto quello delle matematiche, ma se
c' una scienza per la quale tale auspicio sembra particolarmente
legittimo, questa  proprio la fisica teorica; infatti, fra tutte
le branche conoscitive, essa  sicuramente quella che si discosta
meno dall'algebra e dalla geometria.
Tuttavia, mettere le teorie fisiche alle dipendenze della
metafisica non  certo la maniera di assicurare loro il beneficio
del consenso universale. In realt, nessun filosofo, per quanto
abbia fiducia nel valore dei metodi che servono a trattare i
problemi metafisici, potrebbe contestare questa verit di fatto:
che si passino in rassegna tutti gli ambiti in cui si esercita
l'attivit intellettuale dell'uomo; in nessuno di tali ambiti, i
sistemi sbocciati in diverse epoche e i sistemi contemporanei
scaturiti da diverse Scuole appariranno distinti con maggiore
profondit, separati con maggiore durezza, opposti con maggiore
violenza di quanto avvenga nel campo della metafisica.
Se la fisica teorica  subordinata alla Metafisica, le divisioni
che separano i diversi sistemi metafisici si prolungano
nell'ambito della fisica. Una teoria fisica, ritenuta
soddisfacente dai seguaci di una Scuola metafisica, sar respinta
dai partigiani di un'altra Scuola. (...).
Koyr - Duhem - Bachelard - Foucault, La verit degli eretici,
a cura di P. Redondi, Il Saggiatore, Milano, 1978, pagine 53-58.
